Il caffè del Brasile

Il Brasile, nonché il Paese più esteso dell’America Latina, vanta il primato di maggior produttore di caffè di tutto il globo. La coltura in oggetto, la cui origine può essere individuata nell’Abissinia, deve la propria presenza in territorio brasiliano all’opera di diffusione coloniale compiuta dall’Olanda, la quale, successivamente all’importazione del caffè in Guyana, ne permise la propagazione anche in Brasile. Quest’ultimo, ad oggi, garantisce la produzione di un terzo del caffè coltivato a livello mondiale. Entrando nel dettaglio, le piantagioni di caffè brasiliane risultano essere concentrate in 17 stati brasiliani: la distribuzione delle piantagioni, tuttavia, appare come diseguale. Tale concetto può essere chiarificato tramite una constatazione percentuale, in quanto il 98% del caffè ricollocabile al Brasile viene attribuito a soli 4 stati appartenenti al totale.

Il terreno ricco di minerali del quale il Brasile è depositario permette di accedere ad una vasta produzione della specie di caffè Arabica, distinguibile per la forma piatta ed allungata della quale i chicchi dispongono; la collocazione delle piantagioni in prossimità degli altipiani, perciò, permette di accedere alla commercializzazione di un caffè dolce e ricco di olii, in quanto in possesso di un quantitativo di zuccheri più elevato. Riguardando l’Arabica brasiliana una strategia di coltivazione su larga scala, la medesima viene generalmente associata alla modalità di coltivazione denominata “piantagione al sole“. La tipologia di coltivazione oggetto d’interesse provoca certamente un impoverimento del terreno considerevolmente più rapido, cui tuttavia è indispensabile affiancare l’indiscutibile incremento della produttività per singolo ettaro. Per quanto riguarda la modalità di lavorazione, il caffè brasiliano viene generalmente esonerato dalla fase concernente il lavaggio: nonostante quest’ultimo conferisca al prodotto un retrogusto innegabilmente più aromatico, non persiste alcun dubbio in merito alla gradevole fragranza della quale l’Arabica brasiliana è custode.

La coltivazione del caffè equivale ad uno degli elementi portanti dell’economia brasiliana. La tendenza appena delineata deve essere principalmente attribuita all’incessante opera d’esportazione cui il prodotto viene quotidianamente sottoposto. Apparentemente immune all’andamento economico globale, il caffè brasiliano è ad oggi ampiamente richiesto in tutto il mondo: il richiedente maggiormente attivo può essere certamente individuato nel continente europeo, il quale viene poi succeduto dall’America Settentrionale, ed ancora nell’Asia. In contrasto alla concentrazione produttiva, l’America Latina equivale alla sezione entro la quale il caffè prodotto in Brasile risulta essere meno richiesto.

L’apprezzamento che le masse riconoscono al caffè di matrice brasiliana non costituisce un elemento affidato al caso. Le particolari tecniche di lavorazione di cui sopra, infatti, equivalgono al fattore determinante per il conferimento di alcuni particolari caratteristiche al prodotto finito: tali peculiarità, esplicabili essenzialmente tramite l’elevato contenuto di caffeina ed una ridotta percentuale di acidità, rendono il caffè brasiliano, nelle sue numerose varianti, la classificazione maggiormente apprezzata. Tale circostanza, se applicata al contesto europeo, assume una connotazione ulteriormente radicata.